Mentre questa settimana l’Ungheria ha aperto un database pubblico, atteso da tempo, contenente i documenti della polizia segreta dell’epoca comunista, un’inchiesta esclusiva di VSquare ha attirato l’attenzione su un memorandum firmato nel quale Miklós Németh, ultimo primo ministro ungherese dell’era comunista, afferma di aver letto personalmente tre rapporti manoscritti attribuiti a un giovane Viktor Orbán.
Nel memorandum, datato 30 marzo 2026 e depositato presso gli Archivi Storici della Sicurezza di Stato ungherese (ÁBTL), Németh descrive un incontro avvenuto tra il 15 e il 25 marzo 1990, poco prima delle prime elezioni parlamentari libere in Ungheria. L’allora ministro della Difesa Ferenc Kárpáti, alla presenza del generale di divisione János Kovács, gli mostrò tre rapporti originali, manoscritti e firmati che, secondo Németh, contenevano osservazioni di Orbán effettuate durante il servizio militare obbligatorio a Zalaegerszeg sul comportamento dei suoi commilitoni, nonché sui loro orientamenti politici, sessuali e religiosi.
Németh afferma di non aver potuto verificare l’identità dell’autore né autenticare pienamente la grafia e la firma, sebbene ritenesse di averle riconosciute. Restituì i documenti senza farne copie.
Successivamente, Németh apprese da Kárpáti, prima della sua morte nel 2013, che i rapporti erano stati conservati da Géza Stefán, a lungo a capo dell’Ufficio per la Sicurezza Militare (KBH). Stefán, ex ufficiale del controspionaggio militare addestrato dal KGB a Mosca, era noto per raccogliere materiale compromettente; secondo quanto riferito, documenti provenienti dalla sua cassaforte scomparvero dopo la sua morte nel 2009.
Orbán ha negato di essere stato reclutato o di aver collaborato. Il 3 novembre, il giorno prima dell’apertura del database pubblico, ha diffuso documenti dell’epoca comunista riguardanti lui stesso e sua moglie, Anikó Lévai, affermando che le autorità avevano tentato di reclutarlo all’inizio del servizio militare, ma che lui aveva rifiutato. Ha sostenuto a più riprese che lui, sua moglie e i suoi colleghi dell’opposizione furono successivamente sottoposti a sorveglianza.
Il suo portavoce, Bertalan Havasi, ha respinto le accuse di reclutamento e definito false le affermazioni relative a documenti compromettenti. Una scheda di registrazione del controspionaggio militare del 2015, pubblicata da HVG, indicava Orbán come “contatto sociale” durante il servizio militare, ma questo elemento, di per sé, non dimostrava che egli avesse presentato dei rapporti.
L’inchiesta di VSquare, firmata da Szabolcs Panyi, si inserisce in una più ampia iniziativa del governo guidato dal primo ministro Péter Magyar volta ad aprire gli archivi.
Il 4 novembre, nel 70º anniversario della repressione sovietica della Rivoluzione ungherese del 1956, il governo di Magyar ha lanciato il database consultabile all’indirizzo nyitottaktak.hu. Il database contiene informazioni di base su circa 50.000–60.000 persone collegate alla rete dell’ex sicurezza di Stato – informatori, collaboratori o persone oggetto di tentativi di reclutamento – durante le epoche di Rákosi e Kádár.
I fascicoli più dettagliati relativi ai tentativi di reclutamento dovrebbero essere pubblicati entro il 25 febbraio 2027. La decisione dà attuazione a una promessa elettorale del partito Tisza di Magyar, dopo la vittoria alle elezioni di aprile contro Fidesz, ed è presentata come il completamento di una questione rimasta irrisolta durante la transizione del 1989–90. I precedenti governi, compresi quelli guidati da Orbán, avevano ripetutamente bloccato o limitato un accesso più ampio ai documenti.
La pubblicazione è tuttavia parziale: molti fascicoli furono distrutti nel 1956 e alla fine degli anni Ottanta, mentre i documenti dei servizi segreti stranieri sono trattenuti per motivi di sicurezza nazionale. Inoltre, la presenza di un nome nel database indica un contatto con i servizi – talvolta avvenuto sotto coercizione – e non costituisce necessariamente la prova di un’attività di informazione attiva.
Funzionari e storici hanno invitato a interpretare i documenti con cautela e nel rispetto della dignità delle persone coinvolte, sottolineando che la maggior parte degli individui elencati è deceduta e che i documenti sopravvissuti sono incompleti. L’apertura degli archivi è stata comunque presentata come un passo verso una maggiore trasparenza dopo decenni di accesso limitato.
Foto di: Peter Magyar e Viktor Orban al Parlamento europeo [European Union, via Wikimedia Commons]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

